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 La compassione

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Giuseppe35
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Località: Montignoso (Massa.Carrara)
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MessaggioOggetto: La compassione   Dom Giu 08, 2008 3:36 pm

La compassione buddista.


Il termine buddista jihi significa “compassione” e va inteso come eliminazione della sofferenza e raggiungimento della felicità.

Il termine “compassione”, nelle lingue occidentali, viene usato per indicare sentimenti come la compartecipazione alle sofferenze altrui, la pietà o la commiserazione. La compassione buddista invece ha un significato più ampio. Il carattere ji indica la vera amicizia, il puro amore dei genitori e la simpatia per il prossimo, mentre hi contiene in sé l’idea di pietà e preoccupazione per le sofferenze altrui.
Nel Buddismo jihi può essere dunque tradotto come “togliere sofferenza e dare felicità”. Il concetto di ji assume il significato di “dare felicità” e hi quello di “togliere sofferenza a tutti gli esseri viventi”.

Nella compassione non c’è spazio per l’egoismo, ma, quando questa è autentica e profonda, si sviluppa fino ad abbracciare la vita nella sua totalità; in essa non esistono le parole “mio”, “tuo”, che sono artefici di divisione ed egoismo ma ogni cosa, sia di carattere materiale che spirito-sentimentale è di ciascuno e di tutti, poiché tutti siamo una cosa sola.

La compassione può essere paragonata a quella dei genitori per un figlio ma, allo stesso tempo, abbraccia la vita intera a un livello più generale e profondo.
Da un punto di vista superficiale si potrebbe pensare che la compassione assomigli all’amore, ma in realtà si tratta soltanto di una corrispondenza molto approssimativa. Se si viene traditi, l’amore può trasformarsi in odio, mentre una persona piena di compassione cerca sempre e in ogni caso di salvare il prossimo, cercando di strapparlo al proprio errore. L’amore è fortemente caratterizzato dall’egoismo, mentre la compassione si sviluppa fino a raggiungere un livello talmente ampio da abbracciare la vita nella sua globalità.

Il mondo che ci circonda è un intreccio di fenomeni estremamente mutevoli e connessi l’un l’altro che si completano reciprocamente e nel loro insieme danno forma alla vita. La compassione è l’atto di “togliere sofferenza e dare felicità” che unisce tutti questi fenomeni. Senza il sostegno delle altre persone o senza la protezione e i doni della natura non potremmo sopravvivere un solo giorno.
Quando si ha una visione del mondo limitata si pensa solo al benessere personale, preoccupandosi solo del proprio tornaconto, talvolta anche a spese degli altri. Questo atteggiamento rischia di distruggere l’armonia fra le persone e farci cadere in una condizione vitale debole e ristretta.
Quando, al contrario, si accetta che la nostra esistenza sia profondamente legata a tutto quello che ci circonda, considerando ogni cosa non separata, ma intimamente connessa e quasi sovrapponibile a noi, allora diviene quasi automatico e facile accettare il sentimento della compassione per gli altri, che non sono diversi, ma rappresentano solamente un aspetto differente di noi stessi.

Il nostro contributo all’armonia sociale dipende dall’atteggiamento che nutriamo verso tutto e tutti quelli che ci circondano. La domanda “Cosa può fare questa persona o questa società per me” deve diventare “Cosa io posso fare per questa persona”.
Per questo è necessario e fondamentale fare nascere e crescere dentro di noi il sentimento vitale di compassione, trasformando la tendenza naturale all’egoismo, insita in ogni uomo, in un sentimento di fratellanza e quasi di coincidenza totale con quelli che vivono accanto a noi. La compassione non si manifesta mantenendo un atteggiamento da spettatore nei confronti della vita, ma sgorga naturalmente da uno stato vitale ricco e pieno di calore umano. Se desideriamo aprire una nuova strada verso un mondo pacifico e basato sulla cooperazione armoniosa, è necessario che ciascuno di noi alimenti il seme della “compassione” nel profondo del proprio cuore.

-Se le sciagure del vostro peggior nemico vi addolorano e sentite il bisogno si alleviarne le sofferenze, anche a costo di pesanti sacrifici;
-Se sentite il bisogno di consolare chi, vicino a voi, soffre, pensando che, condividendo il suo dolore, potreste renderglielo meglio sopportabile;
-Se la gioia degli altri è la vostra gioia, anche quando a gioire è qualcuno che pensate non vi ami, e si dichiari vostro nemico;
-Se l’incontro con il reietto ed il meschino non vi turba, ma vi fa, al contrario, sentire suo fratello ed amico;
-Se l’incontro con il potente non vi fa sentire minore e non vi imbarazza, pur mantenendo per lui lo stesso rispetto che riservate per i poveri della terra;
-Se potete accettare che chi amate vi disprezzi e vi calunni, e potete continuare ad amarlo, senza fargliene una colpa, cercando, al contrario, di correggere il suo errore;

non siete ancora perfetti, ma siete almeno in grado di sperimentare quella “compassione”, che è il primo, piccolo, impervio ma indispensabile sentiero che conduce alla perfetta “illuminazione”, porta attraverso la quale i più puri giungono al “Nirvana”, non “estinzione”, ma “beatitudine” senza fine.

Tutti gli uomini hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di ogni uomo su questa terra, perché non siamo esseri divisi uno dall’altro, ma tanti piccoli elementi di un’unica unità che è la creazione. Amatevi quindi senza titubanza ed amate il vostro prossimo con tutto il trasporto di cui siete capaci, perché da questo ne verranno a voi ed al mondo immensi vantaggi.

Giuseppe.
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